“Si fa presto a dire rifiuti”. I servizi pubblici locali. Dalle municipalizzate alla gestione industriale

“Si fa presto a dire rifiuti”. I servizi pubblici locali. Dalle municipalizzate alla gestione industriale

“La Toscana è una delle poche regioni che ha definito gli "ambiti territoriali ottimali" e sta affidando il servizio a gestori unici di ambito, che in assenza di un sistema di regolazione nazionale rischiano però di essere strutture deboli” ha aperto così la terza tavola rotonda del convegno “Si fa presto a dire rifiuti”, il Direttore di Confservizi Cispel Toscana, Andrea Sbandati. “Ma non è facile trovare una soluzione – ha detto il Rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccaboni - anche se in questi meccanismi il sistema di regolazione è sempre un punto centrale perché una volta espletata la gara, il successo dipende dalla regolazione; credo però che per il settore dei rifiuti i tempi non siano ancora maturi per un’ Autorità centrale, perché c’è ancora una grande eterogeneità nel Paese. La tappa intermedia, almeno in Toscana, potrebbe essere quella di portare l’Autorità di regolazione dall’Ato alla Regione, per garantire una certa distanza ed evitare che i Comuni siano troppo coinvolti”. Tuttavia “va apprezzato il percorso intrapreso dalla Toscana che va nel verso giusto per superare la frammentazione territoriale e promuovere la creazione di un’offerta da parte degli operatori” ha detto Simona Camerano, Responsabile Ricerca e Studi di Cassa Depositi e Prestiti, evidenziando che il settore della gestione dei rifiuti ha altissime potenzialità “almeno sulla carta” ma devono essere superati alcuni punti deboli nel sistema Paese. “Siamo un Paese che interra rifiuti in un contesto in cui la risorsa più scarsa e più preziosa è il territorio e importiamo materia prima per produrre energia anziché sfruttare i rifiuti come fonte energetica” ha sottolineato la Camerano, ricordando che una recente ricerca stima che “abbiamo buttato in discarica 11 miliardi di euro, quasi l’1% del PIL in un contesto in cui facciamo fatica a recuperare qualche decimo di PIL”. Certo per raggiungere economie di scala nel settore rifiuti c’è ancora molto da fare “ed è bene ricordare – ha continuato la Camerano - che le economie di scala che valgono per il settore della raccolta non necessariamente sono le stesse del settore trattamento”. Fondamentale anche per Cassa Depositi e Prestiti una separazione tra chi regola e chi gestisce, “per questo ben venga un’Autorità centrale”. Lo sforzo compiuto dalla Toscana per promuovere processi di aggregazione verso sistemi industriali è stato sottolineato anche dal Presidente di Federambiente, Filippo Brandolini, citando come unico altro esempio nel Paese, anche se condotto con modalità diverse, quello dell’Emilia Romagna. “Federambiente è da anni impegnata a promuovere la gestione industriale e sostenibile del ciclo dei rifiuti – ha detto Brandolini – indispensabile per raggiungere obiettivi importanti e ambiziosi dal punto di vista ambientale. Nel solco di quanto tracciato dalla migliore tradizione delle vecchie aziende municipalizzate, in Italia vi sono importanti esempi d’imprese come lo è anche SEI Toscana che, secondo i criteri della responsabilità sociale, pur mantenendo un forte legame e radicamento con il territorio d’origine operano secondo una prospettiva industriale, attraverso la quale perseguire congiuntamente obiettivi tra loro fortemente connessi di natura economica, sociale e ambientale”. Ma per permettere anche in altre realtà di sviluppare e consolidare queste imprese, ha continuato Brandolini “occorre dare certezze ai gestori in termini di quadro normativo stabile e ordinato, di promozione delle aggregazioni, di regolazione, di finanziamenti dei servizi e degli investimenti”. Riguardo agli investimenti nel settore della gestione dei rifiuti in Toscana“nei prossimi anni i piani di Ambito prevedono 1 miliardo di Euro in investimenti diretti e 4 miliardi di euro nell’indotto e sono stimati 25.000 nuovi occupati - ha evidenziato l’Amministratore di Sei Toscana, Eros Organni – quindi è necessario creare le condizioni per sfruttare queste possibilità e la dimensione aziendale e le liberalizzazioni sono strumenti utili ma non sufficienti a raggiungere l’obiettivo se non sono accompagnate da una vera politica industriale”. “L’esperienza di Sei Toscana è importante – ha continuato Organni- perché è il segno concreto di un grande processo di trasformazione che sta interessando il settore dei rifiuti, che può essere utile anche per il resto della Toscana”.

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