All’Authority per l’energia le competenze del settore rifiuti

Dopo l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico, anche il settore dei rifiuti sarà sotto la “regolazione ed il controllo” dell’Autorità per l’energia. La notizia viene da Repubblica, che il 6 gennaio la intitola come vera a propria “Rivoluzione nel settore rifiuti”.

“Gli annunci si sono tramutati in atto legislativo – si legge nell’articolo – nei decreti attuativi della legge di riforma della Pubblica Amministrazione” nei quali “viene previsto il passaggio delle competenze del settore rifiuti ad una Authority indipendente”, appunto quella per l’energia, come accaduto in precedenza per il settore idrico.

“Questo significa che sarà l’Autorità – prosegue Repubblica – dopo un adeguato esame del settore Regione per Regione, a gestire il passaggio dal sistema del tributo (come l’attuale) a quello della tariffa, così come di recente è avvenuto per l’acqua e in precedenza, elettricità e gas”.

Questo, nelle intenzioni del Governo, darà alle imprese “l’opportunità di una entrata certa a garanzia degli investimenti, quanto mai urgenti nel settore.”

Secondo Repubblica nel settore rifiuti “l’Italia sconta un ritardo rispetto alla media dei Paesi europei”, sia per quanto riguarda le quantità di rifiuti che, soprattutto “in molte province del sud” vengono ancora smaltiti in discarica, sia per quanto riguarda le percentuali di raccolta differenziata e riciclo. “Veneto, Lombardia e Emilia, hanno medie attorno al 60-65 per cento di rifiuti trattati e hanno già raggiunto gli obiettivi che l’Europa ha previsto per il 2020; mentre Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia restano sotto il 20 per cento.” La Toscana si trova sostanzialmente in linea con la media nazionale per quanto riguarda le percentuali di raccolta differenziata, mentre risulta particolarmente virtuosa per le quantità di rifiuti conferiti in discarica.

Il ritardo, secondo l’articolo, non si esaurisce qui. “A fronte di un fatturato complessivo del settore pari a 23 miliardi di euro all’anno – prosegue – con 170 milioni di tonnellate trattate e 140mila persone impiegate, i costi di gestione del servizio sono in media del 15% oltre la media europea”.

Secondo repubblica questo “si spiega anche con l’eccessiva frammentazione” delle società che operano nel settore (oltre 2mila società).

In Italia “i primi quattro gestori del servizio integrato, e cioè Hera, Lgh, A2a e Iren hanno una quota di mercato che non va oltre il 23 per cento. I primi quattro operatori in Germania, Regno Unito e Spagna detengono tra il 47 e il 43 per cento”.