Cellulari e lavatrici, incubo rifiuti

I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) fanno parte della nostra vita quotidiana e aumentano ogni anno. Piccoli (cellulari, tablet, riproduttori musicali, pc, spazzolini elettrici, cuffie, torce, calcolatrici da tavolo) o grandi (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, ferri da stiro, aspirapolvere, tostapane, forni elettrici e a microonde, frullatori, radio) che siano. Come hanno dimostrato numerose indagini di mercato il comportamento dei consumatori quando si rompono è vario: molti li accumulano in garage e cantine (si stimano 400 milioni di pezzi), quelli piccoli finiscono nel "sacco nero" non sapendo bene in quale raccolta differenziata farli confluire, quelli grandi li diamo a chi ci porta quello nuovo altrimenti chiamiamo il servizio ritiro ingombranti del gestore dei rifiuti locali, se c'è.Molto resta da fare per informare i cittadini su come gestire questo tipo di rifiuto, destinato a diventare una componente importante del flusso di rifiuti urbani (fra il 3 e il 5%). Ad oggi in Italia sono state prodotte 800mila tonnellate di Raee, ma nel 2017 quelle raccolte legalmente sono state appena 296.000. Il resto finisce nei rifiuti normali o in sistemi di raccolta illegali, molto diffusi per il valore di mercato dei metalli presenti in questi rifiuti: tra il 2009 e il 2013 in Italia sono state 299 le discariche sequestrate. La criminalità organizzata trasporta i Raee laddove esistono distretti illegali di riciclaggio - Cina e Africa ad esempio - dove gli electronic waste non sono smaltiti correttamente. In Italia si stimano 12 chili di abitanti all'anno di Raee a persona e se ne raccolgono solo cinque. L'obiettivo della direttiva comunitaria è raccogliere e riciclare il 65% dei Raee, mentre oggi siamo al 37%. Una strada ancora lunga da percorrere. Un settore in rapida crescita: i Raee raccolti in Italia nel 2008 erano 65.000 tonnellate, in dieci anni la raccolta è quasi quintuplicata. Un flusso di rifiuti che va gestito correttamente perché da un lato è pericoloso e dall'altro invece ricco di risorse preziose come oro, argento e terre rare che si trovano soprattutto nelle schede elettroniche.All'orizzonte però si profila una nuova possibilità per i Raee, ancora prima che diventino rifiuti, ovvero l'opportunità della preparazione per il riutilizzo. Quando hai lo strumento che non funziona, il rivenditore cambia il pezzo rotto e se l'elettrodomestico può funzionare ancora lo reimmetto nel circuito dell'usato. Ad esempio, in provincia di Ancona è stato aperto un outlet che vende elettrodomestici rigenerati. Un'esperienza unica quindi, un nuovo mercato che deve essere promosso. Inoltre, ad agosto entrerà in vigore l'Open Scope, ovvero quanto previsto dal decreto legislativo 49/2014 che estende la tipologia dei prodotti elettrici ed elettronici soggetti alla normativa europea sui Raee a tutte le apparecchiature non esplicitamente escluse. Così nuovi oggetti di uso comune dovranno essere differenziati correttamente dai cittadini, con i relativi produttori coinvolti nella loro dismissione. Piuttosto che alimentare il ciclo di rifiuti dunque, è importante avviare quello del riuso, come vuole la nuova Direttiva europea sui rifiuti.