La Regione: i rifiuti trasformati in combustibile per le centrali

Inceneritore addio, al suo posto arrivano impianti di produzione del " Css". In procinto di negare in via definitiva a Q-Thermo la nuova autorizzazione per la costruzione dell’impianto di termovalorizzazione di Case Passerini, la Regione si prepara ora a mettere la pietra tombale sull’opera. Non con il nuovo piano dei rifiuti ma almeno con un documento che ne conterrà le linee guida principali, alla cui supervisione sta lavorando direttamente il presidente Enrico Rossi.Le carte sono top secret ma i primi dettagli trapelano: niente più termovalorizzatore nell’Ato centro ma stabilimenti per il trattamento dei rifiuti solidi urbani tramite una lavorazione che porti alla produzione di combustibile solido secondario (Css) in grado di essere riutilizzato dalle centrali elettriche, dai cementifici, in parte dall’industria o dagli stessi inceneritori. Non è ancora stato stabilito di quanti impianti ci sarà bisogno ma si sa che non dovrebbero essere individuati nuovi siti per realizzarli: si procederà a riconvertire gli impianti di trattamento dei rifiuti già esistenti per la produzione di Css. Una soluzione meno impattante dal punto di vista ambientale. ma con un’incognita di tipo economico: Q- Thermo, il soggetto industriale composto da Alia e dagli emiliani di Hera, ha sempre parlato di penali milionarie (15- 20 milioni) se non riuscirà a realizzare l’inceneritore che era stato progettato da Gae Aulenti.Il convincimento della Regione è che non sia sua la responsabilità della mancata costruzione, piuttosto della Città Metropolitana per le opere compensative mai fatte, come riconosciuto dal Consiglio di Stato. All’orizzonte si intravede un braccio di ferro. Ma Rossi è convinto che la strada per superare Case Passerini debba essere seguita e formalizzata. L’ok al documento con queste indicazioni potrebbe arrivare dal Consiglio regionale nel prossimo autunno. Sempre che il Pd converga sull’idea di Rossi, dopo che i dem hanno investito 20 anni di pianificazione sul brucia rifiuti di Case Passerini. Già Rossi aveva avvertito il Pd nel 2010 che inceneritore e nuova pista dell’aeroporto non sarebbero stati sostenibili per la Piana. La sentenza del Consiglio di Stato ora lo spinge ad accelerare per stralciare Case Passerini. Ecco il ragionamento. L’attuale piano dei rifiuti è del 2014 e prevede entro la fine del 2020 il 70% di raccolta differenziata; il 20% di incenerimento; il 10% di conferimenti in discarica. Ad oggi la Toscana è al 54% di raccolta differenziata; al 15% di incenerimento (destinato a diminuire perché l’impianto di Pisa è stato chiuso) e, per il resto, discarica.Gli Ato secondo la Regione potrebbero anche rimanere 3 ma la pianificazione degli impianti dovrà comunque essere regionale. Ecco gli obiettivi entro il 2030: raccolta differenza all’ 80%; autosufficienza, per il restante 20%, nello smaltimento a livello regionale, anziché di ambito, composta da incenerimento e conferimenti in discarica, senza Case Passerini.Come ci si arriva? Secondo la Regione servono accordi a tre per ciascuno dei tre Ato per garantire una gestione adeguata dei rifiuti entro la fine del 2020, centrando gli obiettivi di raccolta differenziata al 70%. «Abbiamo messo a disposizione dei tre Ato 30 milioni di euro per sostenere questo passaggio e contiamo di stimolare la domanda del materiale recuperato attraverso la realizzazione di biodigestori anaerobici » si rivendica dalla Regione.Ma la vera svolta sta nell’economia circolare. Una legge ad hoc presto arriverà in Consiglio regionale. «Stiamo inoltre per concludere i Patti con i distretti del cuoio, della carta e del tessile. In una logica di economia circolare è necessario che i principali sistemi produttivi e distretti della Toscana siano in grado di risultare autonomi in termini di chiusura del ciclo produttivo e quindi di smaltimento degli scarti residui prodotti».Anche la differenziata deve enormemente aumentare per la Regione. «Ma se aumenta la raccolta di organico, abbiamo bisogno di impianti che producono compost di qualità, in grado di avere un proprio mercato. Una soluzione sono i biodigestori. Già in fase di valutazione e autorizzazione. Uno a Rosignano. Un secondo a Montespertoli. Un terzo a Peccioli. La quota residua di rifiuto indifferenziato non recuperata sarà destinata all’incenerimento ed alle discariche».

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