Chiassai: «La differenziata? Alla grande»

Montevarchi

Continua il muro contro muro sulla questione dei rifiuti a Montevarchi tra la maggioranza di governo che rivendica la bontà delle sue scelte e snocciola i numeri positivi in suo possesso del riciclo dei materiali e l’opposizione, in primis il gruppo dell’ex primo cittadino Francesco Maria Grasso, impegnato in confutazioni quotidiane a suon di «contro-cifre». E così, dopo la nuova presa di posizione della minoranza, ecco la risposta del sindaco Silvia Chiassai. Che parte dal ribadire il concetto che nel «solo nel mese di maggio, con l’avvio del sistema di conferimento nei cassonetti intelligenti e del «porta a porta« aziendale per le imprese di Montevarchi Nord, il Comune ha raggiunto il 48% di differenziata». E aggiunge: «Grasso non sa, non ha studiato o non è stato adeguatamente informato che il decreto del Ministero dell’Ambiente del 2016 ha stabilito le nuove linee guida per il calcolo della raccolta differenziata dei rifiuti urbani modificando il metodo per la certificazione dei dati prodotti dai Comuni». Parametri adottati in maniera retroattiva dalla Regione Toscana al termine di quell’anno e che hanno implicato, prosegue, un calo significativo nelle percentuali raggiunte da città e paesi del Granducato. Montevarchi compresa dove «si assiste ad una diminuzione quantitativa della differenziata che dal 45,28% del 2015 passa sotto il 40% nel 2016 per il cambiamento del metodo di calcolo».

NESSUNA flessione reale, allora, e il municipio rimarca come fin dal 2018, ancora prima della svolta attuale, gli interventi predisposti avessero consentito di migliorare le performance scavalcando dello 0,5 la percentuale del 40. Insomma, con l’introduzione dei contenitori ad accesso controllato, utilizzabili con la tessera 6card in arrivo alle famiglie, la quota di preselezione ha registrato un’ulteriore impennata, di quasi 8 punti, «per responsabilità, impegno – afferma Chiassai - e consapevolezza dei cittadini e delle aziende del territorio. L’obiettivo che i Comuni dell’Ato si sono dati è almeno il 65% entro il 2022». Infine il discusso porta a porta che, secondo la sindaca, funziona nei piccoli centri, non nella realtà montevarchina «anche per come è stata adottata da Grasso in assenza di un piano preciso per arrivare al 70 per cento», e che si è rivelata onerosa con un costo annuo di 321 mila euro per il servizio introdotto al Pestello e in alcune frazioni collinari «che si è dimostrato fallimentare« e spese extra di oltre 30 mila euro per la dotazione dei sacchetti. La conclusione è che estendere a tutto l’abitato quella soluzione avrebbe comportato una spesa di circa 2 milioni e mezzo di euro incidendo per il 30% sulla Tari.

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