Il cibo ci costa quasi un punto di Pil

QUANDO, vent’anni fa, avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevamo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione – ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi – potesse diventare un laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. NEL 1998 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo dimostrare come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un surplus alimentare e chi soffre un deficit nutrizionale. Abbiamo provato che coniugare la solidarietà sociale, aiutando gli indigenti, con la sostenibilità ambientale (producendo meno rifiuti) ed economica (riducendo i costi di smaltimento) non solo è possibile, ma consente anche di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche. Rispettando nel contempo le ‘risorse umane’, che rappresentano l’elemento più importante per contrastare la cultura dello scarto, condannata tante volte da papa Francesco. Abbiamo successivamente esteso il modello di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto. Da questa visione, tradotta in tante azioni, sono successivamente partire tutte le iniziative di educazione alimentare e ambientale, come fossero capitoli di una nuova educazione alla cittadinanza. Proprio con questo fine abbiamo avviato nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero, che grazie ai monitoraggi dell’Osservatorio Waste Watcher promuove la sostenibilità agroalimentare e ambientale a partire dalla prevenzione degli sprechi. I dati Waste Watcher 2019 ci dicono lo spreco alimentare in Italia vale lo 0,88% del Pil: la stima è di oltre 15 miliardi euro. Di questa cifra, in totale assai considerevole, circa l’80%, ovvero quasi 12 miliardi, è rappresentato dalla spreco domestico. Poiché nelle nostre case non è possibile il recupero, la prevenzione attraverso l’educazione alimentare e alla cittadinanza risulta l’unica azione possibile. NONOSTANTE il valore assoluto ancora molto alto, qualcosa tuttavia si è mosso. Waste Watcher ha permesso di confrontare i primi risultati della sensibilizzazione avviata in questi anni: eloquente il raffronto fra i dati 2014 e quelli 2018 rispetto alle abitudini dello spreco. Se nel 2014 addirittura un italiano su due dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2018 solo l’1% degli intervistati dichiara di buttare il cibo così spesso. Insomma, registriamo alcuni segnali incoraggianti. La strada per azzerare gli sprechi è ancora lunga. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ma certo il «mercato dell’ultimo minuto» continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul campo i risultati della ricerca sull’educazione dei cittadini. Di questo c’è ancora tanto bisogno nel nostro Paese. * Fondatore del Last Minute Market