2,3 milioni di tonnellate di rifiuti e un sistema tutto da rifondare

Circa 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani — con la quota di differenziata oltre il 50% ormai sopra l’indifferenziata — alimentano un’economia formata da più di 20 aziende, 5.000 addetti, ricavi oltre gli 800 milioni di euro. Il sistema dei rifiuti, in Toscana, si regge però su un equilibrio complesso e costi pesanti che l’attuazione del piano regionale dovrebbe stabilizzare. Nella sola area dove opera Alia (ex Quadrifoglio), all’interno dell’Ato Toscana Centro, si producono 880mila tonnellate di rifiuti, di cui il 60% differenziati, ma il recupero di materia prima seconda non sempre è redditizia. Le 40mila tonnellate di rifiuti umidi raccolti nell’area, ad esempio, devono essere portate fuori regione pagando. E questo sistema, zoppicante, aspettava l’impianto di Case Passerini per razionalizzare e risparmiare. La rinuncia, nell’immediato, potrebbe comportare un aumento delle bollette Tari a carico delle famiglie toscane. Di quanto?La determinazione della tariffa è competenza dell’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, in breve detta Ato. Si tratta, come dire, di un ente di secondo livello, derivato dai Comuni, con propri governance, personale e costi a carico della collettività, ma che difficilmente è in grado di esprimere una proprio orientamento autonomo senza prima sentire, su questioni così delicate come l’aumento delle tariffe, chi davvero comanda: i sindaci dei municipi, appunto, che più sono grandi e più contano all’interno dell’Ente.L’Ato Toscana Centro, quello di Firenze per capirsi, è presieduto dall’assessore di Palazzo Vecchio Alessia Bettini, e ha come direttore generale Sauro Mannucci, che ieri hanno preferito (non) parlare attraverso una scarna comunicazione dell’ufficio stampa che nulla significa se non, appunto, imbarazzo: «Nessuna dichiarazione, al momento, da Ato Toscana Centro che sta monitorando la situazione». La domanda resta senza risposta: aumenterà e di quanto il costo per i cittadini non realizzando il termovalorizzatore a Firenze?«Si fa presto a dire riorganizziamo il sistema sulla base del’economia circolare», sferzava ieri un addetto del settore di lungo corso. «Bello a dirsi, difficile a farsi, ci vogliono anni, strutture, organizzazione, una cultura da radicare lentamente nella gente. Basta vedere quanto sia stato lungo e faticoso il processo per aumentare le quote della raccolta differenziata». E poi c’è un piano regionale dei rifiuti da rovesciare. Certo, il piano conta molto su recupero e riciclo, ma la termovalorizzazione era fino a ieri considerata rilevante.Il piano poggia su una serie combinata di azioni. Primo, quella che viene definita “prevenzione della formazione dei rifiuti”, ovvero una riduzione della produzione dei rifiuti pro capite: da un minimo di 20 chili ad abitante ad almeno 50 chili ad abitante (attualmente la produzione è sopra i 600 chili all’anno per persona). Secondo, accelerare sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani fino a raggiungere il 70% del totale, arrivando a 1,7 milioni di tonnellate all’anno.Terzo, realizzare un riciclo effettivo di materia da rifiuti urbani di almeno il 60% degli stessi. Ma fondamentale, nel piano della Regione, è anche il recupero energetico che si ricava coi termovalorizzatori dall’attuale 13% al 20% dei rifiuti urbani, al netto degli scarti da raccolta differenziata, corrispondente a circa 475.000 tonnellata anno. «Questo — ha spiegato la Regione fino ad oggi — significa sanare il deficit di capacità che la Toscana registra rispetto alle regioni più avanzate d’Europa e d’Italia rispettando la gerarchia di gestione, contribuendo cioè a ridurre l’eccessivo ricorso alle discariche che oggi caratterizza il sistema di gestione regionale». La strategia passa (o passava) attraverso un «adeguamento impiantistico» che «dovrà avvenire ricercando ulteriori razionalizzazioni e comunque un miglioramento della funzionalità operativa e delle prestazioni ambientali ed economiche». E tutto questo per portare i conferimenti in discarica dall’attuale 42% a un massimo del 10% dei rifiuti urbani (al netto della quota degli scarti da raccolta differenziata), corrispondente a circa 237.000 tonnellate anno complessive.«Risulta evidente — scriveva la Regione — che centrando l’obiettivo del 70% di raccolta differenziata e realizzando gli interventi di adeguamento della capacità di recupero energetico si riduce radicalmente la dipendenza del sistema regionale dalla discariche». Ora, però, questo piano dovrà essere rivisto. E non sarà facile farlo in tempi brevissimi.