La Regione fa il punto sulla “nuova politica sui rifiuti in Toscana”

«Oggi il Consiglio regionale ha approvato, con i voti della maggioranza e con quelli di Sì Toscana a sinistra e Movimento 5 Stelle, la proposta avanzata dalla Giunta di una svolta ambientalista nel trattamento dei rifiuti». La “svolta” di cui parla il governatore Enrico Rossi (nella foto, ndr) è quella presentata ieri al Consiglio nella comunicazione della Giunta su “La nuova politica sui rifiuti in Toscana in una logica di economia circolare”, incentrata sull’addio al termovalorizzatore di Case Passerini, sostituito dal progetto di realizzare nella raffineria Eni di Livorno un impianto in grado di gestire Css (combustibile solido secondario da rifiuti) e rifiuti plastici. «La vera svolta non è bruciare, ma gassificare», ha commentato al proposito con ironia Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia) – entrambi gli impianti sarebbero dediti al recupero di energia da rifiuti, seppure con tecnologie molto diverse – aprendo oggi il dibattito in Consiglio regionale, che si è articolato su più punti.

Un dibattito incentrato prevalentemente sui rifiuti urbani che pure, come ricordato ieri dall’assessore Fratoni, in Toscana sono circa 2 milioni e 250mila tonnellate l’anno, mentre i rifiuti speciali sono quattro-cinque volte di più (10,3 milioni di tonnellate secondo gli ultimi dati Ispra). Per quanto riguarda gli urbani, riportano dal Consiglio regionale, l’obiettivo proposto è quello di aumentare la raccolta differenziata fino all’80% nel 2030 – il che significherebbe un +2,5% annuo, dato che oggi la Toscana è al 53,88% – e «il restante 20% sarà suddiviso tra un 10% destinato alla discarica e una quota tra il 6 e il 10% destinato alla termovalorizzazione». Numeri leggermente diversi rispetto a quelli riportati oggi dalla Giunta, che dopo l’80% di raccolta differenziata parla di «un ulteriore intervento con trattamento meccanico e biologico per recuperare al riuso e al riciclo un altro 5-6% di rifiuti. Mentre per il restante 15% circa ci si dovrà avvalere in parti uguali della termovalorizzazione e del conferimento in discarica».

È dunque evidente come sia ancora necessario fissare la “svolta” in un atto normativo coerente, che riesca a proporre una soluzione per gestire tutti i flussi di rifiuti attraverso impianti sul territorio. Sono molte le variabili al proposito da tenere in considerazione: ad esempio, la scarsa qualità dei materiali raccolti ad oggi non permette di avviare a riciclo tutta la raccolta differenziata (con le frazioni estranee attorno al 20%, a seconda dei casi esaminati), il che comporta nuovi scarti da recuperare energeticamente o conferire in discarica, e per chiudere davvero il cerchio dalla raccolta differenziata sarà necessario garantire uno sbocco sul mercato dei prodotti derivanti dal recupero dei rifiuti.

Grande attenzione nel mentre è stata dedicata dal Consiglio regionale alle ipotesi in corso su Livorno: una mozione impegna la Giunta a “riferire con urgenza i dettagli del progetto bioraffineria Eni e del nuovo impianto di trattamento rifiuti della Piana fiorentina”, e si chiede inoltre il superamento della discarica di Limoncino oltre all’avvio di un percorso che assicuri “sostenibilità economica, sbocco alternativo dei flussi e salvaguardia dei livelli occupazionali” in vista la programmata chiusura del termovalorizzatore di Picchianti.

Riguardo invece ai rifiuti speciali negli atti approvati oggi «si sollecita – dettaglia direttamente il presidente Rossi – l’iniziativa in direzione dell’economia circolare anche per quanto riguarda i vari distretti toscani. Infine, la maggioranza consiliare ha auspicato la volontà della presentazione entro l’anno di una legge che consenta la costituzione di un unico Ato regionale per la programmazione del trattamento dei rifiuti in Toscana». La «nuova legge sulla governance del servizio integrato dei rifiuti in Toscana sarà pronta entro l’anno», assicurano dalla Regione.

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