Il materiale distrutto diventa opera d'arte

Gavorrano

Le carcasse di metallo e plastica rimaste a terra dopo il terribile incendio del parco macchine di Gavorrano sono tornate a vivere nelle opere di Giampiero Fabbrizzi, l'elettricista del Comune che in quel luogo devastato dalle fiamme ha passato trent'anni della sua vita. Quelle opere da domani saranno esposte alla porta del Parco di Gavorrano per una mostra, curata da Leonardo Cambri, dal titolo "Schegge di bellezza di nero di fumo" che sarà aperta fino al prossimo 16 marzo. Prendere quel materiale e dargli nuova vita è stato un modo per superare il dolore della perdita del proprio ambiente di lavoro. Un luogo caro a tutti gli operai che lo scorso 15 febbraio hanno pianto di fronte a quelle macerie. «È stato un modo per elaborare la cosa - racconta Fabbrizzi - è stata una grande perdita per me e per i miei colleghi. Non avevamo più nulla né i mezzi né gli strumenti». Per Fabbrizzi ritrovarsi di fronte a quelle macerie bianche e grigie, dall'odore di plastica bruciata, è stato un cazzotto nello stomaco. «Ognuno di noi ha metabolizzato a suo modo - dice - tanti colleghi hanno pianto, e io con loro. Per me è stato però più utile dare una nuova vita a quel materiale». Da quel cumulo di metallo sono venuti fuori tanti pezzi che piano piano sono stati assemblati e hanno dato vita a tanti animali, uccelli perlopiù. Per Fabbrizzi la creazione è stato un lavoro istintivo: «Mi sono portato i pezzi a casa e li ho puliti uno ad uno, erano veramente ridotti male. Ogni pezzo e andato al suo posto quasi in modo automatico, come se sapessi già dove metterlo - dice - gli animali sono venuti così, senza premeditazione». In tutto sono 42 le opere realizzate, alcune grandi altre tanto piccole da stare in una mano. «Ci sono tanti uccelli e anche un drago - racconta lo scultore - animali che non esistono ma alle quali ho voluto dare un'anima». «Faccio l'elettricista e vado a corrente alternata» dice di sé Giampiero. Il suo modo di esprimersi, infatti, non è mai uno solo: per un lungo periodo c'è stata la scrittura e da lì la pubblicazione di tre gialli, poi c'è stata la scultura. Ma già in passato c'è stato un primo contatto con il ferro: «Ho lavorato dieci anni in miniera e già da ragazzo ho realizzato alcune piccole sculture con i materiali di riuso ma poi non ho più fatto nulla. Così, all'improvviso, a 61 anni, mi è tornata la voglia di riprendere quello che avevo lasciato». La mostra è ad ingresso gratuito. Orari: da martedì a venerdì 10-13/15-17; sabato 15-17.

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