Multiutility, il motore che traina il rilancio sostenibile dei territori

Non è questione di qualità dei progetti, considerato che negli ultimi anni vi è stata una rapida circolazione delle best practice a livello internazionale. Né di mancanza di risorse, data la mobilitazione sia a livello nazionale che comunitario nata dalla consapevolezza di quanto l'inquinamento, il cambiamento climatico e l'utilizzo intensivo delle risorse naturali pesino sulla qualità della vita. A fare da discrimine tra il successo e il fallimento dei progetti di sviluppo sostenibile è spesso la capacità di coinvolgere tutti gli attori presenti sui territori interessati dalle singole iniziative. È una considerazione che può apparire scontata, ma intorno alla quale si svolge una partita fondamentale, con la capacità o meno di reagire in maniera tempestiva alle nuove sfide. Su questi temi si sofferma lo studio "Il ruolo chiave delle multiutility per il rilancio sostenibile dei territori italiani", realizzato da The European House Ambrosetti in collaborazione con A2A. Nel quale si sottolinea che orientarsi verso un concetto di sostenibilità significa guardare alla compatibilità tra lo sviluppo delle attività economiche e la salvaguardia dell'ambiente, dei territori e delle comunità nelle quali sono inserite le attività economico-produttive. La transizione verso un modello economico e sociale più sostenibile è una svolta ineludibile per la nostra società, ma affinché si concretizzi in maniera capillare nel Paese è necessario che tutti i sistemi territoriali contribuiscano positivamente e siano attivamente coinvolti nel processo. NON SI TORNA INDIETRO Una delle certezze da cui partire è che oggi la sostenibilità è in cima alle priorità dell'agenda politica europea. Infatti per la prima volta la Commissione dell'Unione Europea ha istituito una delega ad-hoc per il clima e previsto un piano da mille miliardi di euro per rendere l'area neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Un ruolo cruciale in questa partita possono giocarlo le multiutility, categoria nella quale rientrano le società che si occupano di erogare una pluralità di servizi pubblici, dal settore idrico integrato (captazioSPAZI DI MIGLIORAMENTO Sono tre gli ambiti sui quali si sofferne, fornitura e depurazione acqua) mano i confronti, energia, ambienal ciclo dei rifiuti, dalla distribuziote e ciclo idrico. Sul primo versante ne del gas e/o dell'elettricità all'illuviene sottolineata in particolare la minazione pubblica, fino ad attività che rientrano negli ambiti delle tenecessità di accelerare nella crescilecomunicazioni, dei parcheggi e ta delle rinnovabili, altrimenti l'Itanon riuscirà a raggiungere gli dei trasporti urbani o extraurbani. Tutti ambiti che presidiano le diobiettivi di decarbonizzazione. na risposta può arrivare dalla ca Una risposta chiave dello sviluppo sopacità di semplificare gli iter auto Quest'ultimo e dell'economia circolare. rizzativi, sbloccare l'incertezza auQuest'ultimo è un sistema nel quale torizzativa favorendo un migliore tutte le attività, a partire dall'extra torizzativa istituzionale e risolnizzate e dalla produzione, sono orgavere le carenze normative per alcuuso in modo che i rifiuti di fine ne tipologie di impianti, come i si uso possano tornare nel ciclo dell'e ne di storage che integrano gli impianti di produzione dell'enerminciare e dei consumi. Questo significa risparmiare denaro (a co- minciare dai costi di estrazione, gia rinnovabile. Sul fronte ambien c". tale, l'Italia continua a conferire mare una quantità inferiore di materie prime, ridurre l'impatto inquinante sull'ambiente. UNIRE LE FORZE II superamento dell'economia lineare passa in primo luogo per un ricorso massiccio alle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Anche se da sole non bastano, visto che sono fondamentali anche una condivisione di conoscenze tra i produttori e i distributori sulle tecnologie che consentono di abbattere le emissioni nocive nell'ambiente e uno sforzo di progettazione dei prodotti affinché a fine uso possano essere riciclati ed essere riutilizzati. Tra i punti di forza delle multiutility, rileva lo studio, c'è la vicinanza ai bisogni dei cittadini e alle esigenze dei territori. Per il tipo di attività che svolgono, infatti, queste aziende si confrontano in maniera continuativa con gli stakeholder e questo consente loro di offrire nuovi servizi a contenuto sempre più innovativo e in linea con le istanze locali. C'è poi l'ambito della digital transformation nelle città italiane: la costruzione delle smart city dipende anche dalla capacità delle multiutility di reimmaginare in chiave innovativa la produzione energetica, la mobilità, la gestione dei rifiuti e dell'acqua. Tornando alla fotografia dell'esistente, lo studio mette in evidenza i ritardi che i territori italiani scontano oggi rispetto alle migliori esperienze europee, oltre alle criticità sistemiche, da superare per non compromettere il raggiungimento dei target fissati dal Paese. troppo in discarica (21,5%), mentre i Paesi europei più avanzati hanno raggiunto il sostanziale azzeramento su questo fronte. Mentre sul fronte della raccolta differenziata il nostro Paese è al 58,2% contro il 65% che è l'obiettivo fissato per il 2020 relativamente ai rifiuti urbani da inviare a riutilizzo e riciclo. Da qui l'indicazione ad agire su più fronti, dalla necessità di accelerare l'iter amministrativo e autorizzativo per la realizzazione di nuovi impianti allo sviluppo di mercati del riutilizzo relativamente ai prodotti realizzati con materiali riciclati. Infine, sul fronte del ciclo idrico l'Italia sconta infrastrutture obsolete: il 60% ha più di 30 anni e un quarto più di 50 anni. Così il 47,9% dell'acqua prelevata viene dispersa lungo la rete idrica, valore che ci pone all'ultimo posto nell'Ue rispetto a una media del 23%. Inoltre siamo terzultimi per investimenti nel settore idrico, che si fermano a 40 euro annui. Da qui la necessità di rilanciare gli investimenti nelle infrastrutture idriche per risolvere il problema dell'obsolescenza e inefficienza del sistema e l'indicazione di favorire una minore frammentazione della governance di settore, soprattutto in alcune regioni del Sud.